San Filippo Neri: il santo della gioia, educatore dei giovani

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    di Don Francesco Fulvi

    Lo scorso 26 maggio la Chiesa nel suo calendario ha ricordato san Filippo Neri (1515-1595).
    Trovandoci vicini alla Pentecoste, ho pensato che parlare di san Filippo – “Pippo buono”, come lo avevano soprannominato già durante l’infanzia per il carattere pio e gentile – possa essere in qualche modo di aiuto nel vedere quali frutti straordinari può produrre lo Spirito Santo nella vita di una persona quando questa si apre alla grazia di Dio. In queste brevi righe mi limiterò a dire quali a mio avviso possono essere considerati i tratti più belli della personalità di questo santo. 

    Filippo già in casa ricevette i primi rudimenti di una buona educazione e fu il padre a lasciargli il gusto dei libri e della lettura, cosa che lo accompagnò sempre. A diciannove anni, desideroso di scoprire la sua vocazione, si recò a Roma, dove visse da laico per diciassette anni: fu questo certamente un periodo di forte crescita spirituale, perché sappiamo che Filippo amava trascorrere lunghi momenti di preghiera nelle chiese solitarie, e presso le catacombe, memoria dei primi tempi della Chiesa apostolica.

    Dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale all’età di trentasei anni, don Filippo aveva iniziato la sua opera di apostolato raccogliendo i bambini e i ragazzi che incontrava nelle vie e nelle piazze della città: ricordiamo che Roma all’epoca era una città corrotta e degradata e si dovette aspettare l’avvento di un papa come Sisto V (papa dal 1585 al 1590) per rimettere un po’ d’ordine sociale (Papa Sisto fu così severo nel far osservare la giustizia nell’Urbe che si meritò il detto: “Papa Sisto, che non perdona manco a Cristo!”). È interessante che san Filippo si preoccupava di mettere bambini poveri e ricchi insieme, quasi a dimostrare che le differenze sociali con il Vangelo possono (e devono) essere annullate.

    Ma per stare con i giovani bisogna essere gioiosi. E a Filippo Neri la gioia non mancava: sapeva che all’amore di Dio bisogna corrispondere nella letizia e nella gioia del cuore. Ci dice un suo biografo: «intorno a lui sempre tanti bambini, con cui giocava, cantava, andava a soccorrere i più poveri, e a cui, di fronte alla loro vivacità diceva: “Figlioli, state allegramente: non voglio né scrupoli, né malinconie, mi basta che non facciate peccati”». 

    Da questa forte esperienza di carità nacque quello che ancora oggi  conosciamo con il termine di “Oratorio”: luogo in cui si accolgono i ragazzi e giocando, cantando, stando insieme, si fa esperienza dell’amore di Dio. E Filippo aveva capito che la musica possedeva una grande forza aggregativa: ne faceva ampio utilizzo per far cantare ai suoi ragazzi le lodi del Signore. È per questo che la parola “Oratorio” dà anche il nome a un genere musicale, consistente nell’alternanza di brani in musica a più voci con accompagnamento strumentale e brani recitati.

    Mi piace concludere ricordando che una delle sue espressioni più belle, divenuta anche il titolo in un bellissimo film di Luigi Magni (1983) con Johnny Dorelli, era «State buoni…se potete». 

    Questo aspetto della gioia, dell’essere sempre lieti, ricordatoci anche continuamente da Papa Francesco, è un filo rosso che attraversa la storia della santità lungo i secoli (da san Francesco a san Giovanni Bosco fino ai nostri giorni) e ci invita a porci una domanda sulla qualità del nostro essere gioiosi nella vita. 

    Film consigliati:
    – State buoni se potete (1983), diretto da Luigi Magni, con Johnny Dorelli e Philippe Leroy. Musiche di Angelo Branduardi.
    – Preferisco il Paradiso (2010), miniserie televisiva in due puntate diretta da Giacomo Campiotti, con Gigi Proietti. Musiche di Marco Frisina.

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